Perchè un blog su Mauthausen?

Durante il nostro viaggio d'istruzione nell'aprile 2014, abbiamo visitato il campo di concentramento austriaco.
L'esperienza ci ha così profondamente colpiti che abbiamo deciso di condividere con voi le nostre riflessioni e le nostre emozioni: per non dimenticare.


4L1 Liceo Scientifico Paolo Carcano, Como.

giovedì 5 giugno 2014

Tipologia prigionieri Mauthausen



Tra il 1938 ed il 1945 a Mauthausen trovarono la morte più di 122.000 persone.
Le vittime sono composte da Soldati, funzionari e civili sovietici, polacchi e ungheresi per la maggior parte ma anche da molti cittadini italiani.

Qui vi si inviarono antinazisti come intellettuali, asociali, avversari politici,testimoni di Geova,ma anche Ebreiomosessuali, disabili, criminali comuni, persone e membri di tutte le classi sociali dei paesi che la Germania nazista via via occupò durante la seconda guerra mondiale, giudicati pericolosi per la sicurezza del Reich.



Ogni prigioniero era contrassegnato da simboli dei campi di concentramento nazisti, principalmente triangoli, Questi simboli erano in stoffa ed erano cuciti sui vestiti. La loro forma e il loro colore avevano significati precisi. 











Contrassegno base

Recidivo 



Prigionieri di battaglione penale


Ebreo 

















CONTRASSEGNI SPECIALI 

1.Ebreo con relazione interraziale
2.Donna ariana con relazione interrazziale
3.Sospettato di fuga
4.Prigionieri speciali
5.Avversario politico di nazionalità ebrea e recidivo
6.Membro delle forze armate
7.Polacco
8.Ceco







Mauthausen nella storia

Porta di Mauthausen.

L’8 agosto 1938 giunsero dal lager di Dachau circa 300 prigionieri criminali tedeschi e austriaci, allo scopo di edificare il nuovo campo. Infatti il 7 aprile 1938, ventiquattro giorni dopo l’annessione, il maggiore Ahrens aveva scritto all’assessore al patrimonio immobiliare del comune di Vienna che a Mauthausen avrebbe dovuto essere edificato un lager con la capienza di tre - cinquemila detenuti e che pertanto le due cave di pietra Wiener Graben e Bettlelberg appartenenti alla città di Vienna dovevano essere messe immediatamente a disposizione dell'ispettorato.

Himmler accompagnato in visita al campo da Ziereis.
Il 16 Maggio 1938 le SS avevano avviato l'attività nelle cave di pietra di Mauthausen con 30 lavoratori civili. Fino al maggio del 1939 la popolazione del campo fu composta largamente da criminali. Nel periodo immediatamente successivo arrivarono i primi detenuti politici ed il nuovo comandante, Franz Ziereis, costrinse i prigionieri "a lavorare nelle cave, a spianare l'area, a tracciare una strada di accesso e a costruire gli edifici". Le vittime di Mauthausen cominciarono ad essere cremate a Steyr a   partire dal 5 settembre del 1938 e la pratica continuò fino a che il 5 maggio 1940, il primo dei tre forni installati nel campo fu operante. Per tutto il 1942 e fino alla prima metà del 1943, Mauthausen rimase quasi esclusivamente un centro dove gli internati venivano  impiegati nelle imprese possedute e amministrate dalle SS. Fu solo dalla metà del 1943 che gli internati vennero sfruttati con più "razionalità" e nelle succursali di Mauthausen lavoravano per l’industria bellica dei maggiori centri industriali austriaci.



 Erano obbligati a scavare stabilimenti sotterranei, bunker per la difesa, ad effettuare lo sgombero delle macerie e a partecipare ai lavori agricoli. A cominciare dal giugno del 1943, Mauthausen si estese oltre il proprio nucleo principale, costituito dai campi di Mauthausen e Gusen, fino a comprendere, alla fine, una vasta rete di circa 49 campi satellite situati lungo tutta la lunghezza e l’ampiezza del territorio austriaco prebellico. La fase finale del campo durò dall’autunno del 1944 fino alla liberazione, nel maggio del 1945. Nell’inverno del 1944-45 giunsero a Mauthausen molti ebrei costretti ad evacuare i campi orientali  con le famigerate marce della morte, a causa del progressivo avvicinarsi dell’esercito sovietico. A mezzogiorno del 5 maggio 1945 il comandante americano, della Terza\Armata , si dirige con due autoblindo verso il Lager. Le SS sono fuggite, distruggendo molti documenti riguardanti il campo

Testimonianze


“Dio mio perché mi hai abbandonato?

Piegarsi significa mentire

Se esiste un dio, deve chiedermi perdono”

(Queste scritte sono state ritrovate, dopo il 1945, sui muri delle celle: l'ultimo monologo, segno di avvilimento, di disperazione, di morte imminente.)"


 “I miei ricordi sono sempre stati, e sono, offuscati, come se una nebbia, o anche un'inconscia volontà di non ricordare, mi ottenebrasse la mente.”

                                                                                                       Eridano Bazzarelli


“Di quel che avvenne, di quel che fu Mauthausen in quello spaventoso aprile, la memoria ha conservato soltanto visioni popolate di volti che più nulla conservavano della precedente fisionomia, di corpi che più nulla avevano di vitale se non i movimenti lentissimi dei moribondi, fatti e parole come sospesi nel tempo senza legami con alcun’altra realtà precedente e susseguente.
In quei giorni non vi fu più tragedia personale, non vi fu più morte di uomini perché non vi era più vita di uomini.”
                                                                                                          Piero Caleffi


“La comune realtà della sofferenza, l'esperienza del male (proprio e altrui) in forma così diretta, avevano, se così posso dire, smussato le differenze, Per questo nei campi, nonostante tutto, nonostante l'orrore, nonostante le percosse e le umiliazioni di ogni genere, nonostante la presenza costante e ben visibile della morte, nonostante la fame e la degradazione, si era formata una vera e propria comunità, della quale non ci rendevamo conto, ma che esisteva. Una specie di "Europa unita": unita nel dolore, unita nei convincimenti: in primo luogo in una grande speranza, in una speranza di libertà e di giustizia. Forse unita anche in un confuso sentimento di reciproca amicizia.” 

                                                                                                       Eridano Bazzarelli


“Arrivati nel campo di Mauthausen nel maggio del 1942 un milite delle SS ci ha spiegato che eravamo in un campo di concentramento e, mostrandoci il punto da cui eravamo entrati, ci disse: - Questa è la strada per entrare...- , poi si è voltato e, indicando il crematorio, ha proseguito: -...e quella è la strada per andare a casa -.                         Non sapevamo che cosa intendesse dire.”
                                                                                                           Manuel Garcia


Io sono cristiana e una cristiana come me è tenuta ad aiutare chi è nel bisogno. […] il Signore Iddio c’è per tutti, non solo per i tedeschi. Questa è una comunità e ognuno deve aiutare l’altro. Io non dovevo chiedere loro a quale partito appartenessero, io non chiedevo assolutamente nulla, per me non faceva alcuna differenza. Solo perché erano degli esseri umani.   
                                                                                
                                                                                  Maria Langthaler

Noi fummo molto fortunati perché potemmo visitare il campo guidati da un ex-prigioniero che parlava un Inglese stentato. Così vidi tutto nei dettagli; mi ricordo tutto così bene, nei minimi dettagli - i forni nei crematori, la camera a gas, la disposizione del campo, la gente, i morti.[...]quando sono tornato là nel 1990... chiedo scusa, credo fosse il 2000... era che mentre visitavo [il campo], con la guida, vedi un bellissimo prato e allora dissi "Non capisco, qui c'è solo un prato, grande circa un acro". Poi aggiunsi "non capisco, non c'è nulla qui, non un cartello o qualcos'altro." E allora la guida mi chiese "Perché lo chiedete?" e io risposi "Beh, quando sono stato qui io, c'erano due fosse lunghe come tutto il prato ed erano piene di cadaveri, uno accanto all'altro; erano aperte perché nessuno le aveva riempite. Non capisco, non c'è alcun cartello o un segno". Poi chiesi "Ci sono ancora persone sepolte qui?" E lei mi rispose di sì. "Quante sono? - chiesi - Lo sapete?" "Abbiamo calcolato che ci siano circa 10.000 persone sepolte in questo acro di terra" mi rispose. 
                                                                                     
                                                                                     Robert Patton 


“Tornai a far visita al lager di Mauthausen e all’ingresso mi chiesero di pagare il biglietto. Gli risposi che ero io ad avanzare del denaro, visto che in quel posto avevo lavorato per mesi: mi fecero entrare”.
                                                                                                Pietro Emilio Bertoli

LA GIORNATA A MAUTHAUSEN


Già prima dell'inizio della guerra, i Nazisti imposero i lavori forzati agli Ebrei, intensificandolo dal 1942, sia a fini economici sia per sopperire alla penuria di manodopera. il lavoro consisteva nel marciare, trasportare pietre e fare ogni tipo di mansione spesso insensata e umiliante, effettuata senza le attrezzature, gli indumeni e il nutrimento che sarebbero stati necessari. 


La scala della morte


I Nazisti costituirono il campo di concentramento di Mauthausen nel 1938, nei pressi di una cava abbandonata. I prigionieri venivano obbligati a  trasportare questi massi salendo una scala di più di 180 gradini. I blocchi più piccoli pesavano tra i 13 e i 20 chili ognuno; quelli più grandi potevano anche superare i 35 chili. I prigionieri destinati ai lavori forzati nella cava del campo morivano generalmente molto presto a causa delle condizioni disumane in cui erano costretti a lavorare.






La giornata lavorativa


La sveglia era alle 5, un surrogato di caffè senza zucchero come prima colazione; alle 12 una zuppa di verdure essiccate e di rape cotte nell'acqua, la sera circa 30 grammi di pane con un cucchiaino di margarina o di ricotta o una sottile fettina di salame. In tutto circa 1000 calorie al giorno al posto delle 3000 necessarie.






Il Comando obbliga due appelli al giorno, in andata e ritorno dal lavoro. Perfettamente incolonnati in fila per cinque, devono rimanere in piedi all'aperto, 3 o 4 ore molti cadono in terra stremati.
Al ritorno bisogna riportare al campo altri compagni che sono morti e un'ultima volta vengono contati. Al rientro in baracca il Kapò segnala le mancanze avvenute nella giornata lavorativa. Sono annotati i numeri di coloro che si sono resi colpevoli di negligenze o atti considerati lesivi per il Reich; già andare alla latrina in orario di lavoro e senza permesso è una mancanza grave. Nei casi più benigni la cosa si risolve con un'abbondante bastonatura, uso di frusta o violenti pugni sul viso a cui il deportato, il regolamento lo impone, deve presentarsi in piedi e in silenzio a ricevere tutti i colpi e addirittura contarli, se cade o scappa si ricomincia daccapo. Ma vi sono casi in cui il kapò legge i numeri davanti a un secchio d'acqua o fa aprire il tombino della fogna: è una sentenza di morte inappellabile dove l'aguzzino affoga o fa affogare il detenuto nel secchio d'acqua o nella miserabile fogna; ad eseguire sono magari gli stessi compagni della vittima obbligati dalla prospettiva di una morte ancora peggiore. 




BARACCHE

All’interno del campo di Mauthausen le baracche presenti erano 15 (ne restano solo 8 ) che venivano divise in base alla propria funzione :

Baracche destinate “all’accoglienza” e allo smistamento
Cucina
Infermeria
Baracche destinate ai lavoratori di sesso maschile
Baracche destinate ai malati terminali e infettivi
Baracche destinate alle donne (introdotte nel 1942)
Baracche destinate alle torture
Prigione
Quarantena

Baracca destinata a bambini ed adolescenti




Interamente costruite in legno, lunghe circa 35 metri e larghe 3 metri, si ergevano l’una vicino all’altra. Dotate di 21 finestre per ogni lato lungo, e 2 per i lati corti.


BARACCHE  DESTINATE  AI  LAVORATORI  DI  SESSO  MASCHILE

Una parte della baracca era destinata al bagno, all’interno della quale si trovavano due lavatoi circolari di granito, nei quali si lavavano i detenuti dopo la lunga e dura giornata di lavoro.
L’altra parte era adibita come stanza da letto, arredo quasi del tutto assente ad eccezione dei letti a castello, su cui dormivano 4 per materasso.

 


                            BARACCHE  DESTINATE  ALLE  TORTURE 

Per raggiungerle bisognava scendere sotto terra lungo una breve e stretta scalinata. Un ambiente angusto ed umido, con soffitti molto bassi. Una stanza era adibita alle docce a gas, una seconda era destinata ai forni crematori, una terza usata come cella refrigerante ed un‘ultima come laboratorio.
  






Arbeit Macht Frei

Arbeit macht frei”
Il lavoro a Mauthausen e metodi di sterminio.
 “La cava era là, con i suoi 186 gradini irregolari, sassosi e scivolosi. Gli attuali visitatori di Mauthausen non possono rendersi conto, poiché in seguito i gradini sono stati rifatti- veri scalini cementati, piatti e regolari- mentre allora erano semplicemente taglliati col piccone nell’argilla e nella roccia, tenuti da tondelli di legno, ineguali in altezza e larghezza.”
(da I 186 gradini, Christian Bernadac)



Già dalla Prima Guerra Mondiale, le strade viennesi erano pavimentate dal granito proveniente dalla cava Wiener-Graben di Mauthausen, la quale dal 1938 fino al 1945 ospitò uno dei più brutali campi di concentramento di tutto il Terzo Reich.
Mauthausen nasce come campo di lavoro ma ben presto si trasforma, per volere dello stesso Hitler, in un campo di sterminio.
Il lavoro a Mauthausen e nei suoi numerosi sottocampi consisteva, oltre quello della cava di granito, anche negli scavi di tunnel,  miniere, coltivazioni e assemblaggio di componenti nelle industrie belliche.
Ma quali sono i metodi di sterminio?
A Mauthausen la causa maggiore di morte fu proprio il lavoro, o meglio, le condizioni a cui tutti i  deportati erano sottoposti: turni infiniti, regime alimentare scarsissimo (1000 calorie contro le 3000 necessarie), condizioni igieniche inesistenti e l’obbligo di lavorare sotto ogni intemperie vestiti solo con stracci e zoccoli di legno di misura diversa. Ma fu la crudeltà delle SS che, sfruttando la fisionomia della cava, provocò decine di migliaia di morti; infatti i 186 scalini a cui si riferisce Bernadac descrivono il principale strumento di sterminio di Mauthausen: la Scala della Morte.
Il primo tratto di collegamento tra la cava e il lager era un'altissima scala in pietra di 186 gradini che, superando un dislivello di 50-55 metri si raccordava in cima alla cava con la lunga strada che portava al campo. Raggiunta la strada vi era, sulla destra di chi saliva, un vertiginoso abisso formato da una parete verticale di roccia, senza alcun parapetto di protezione; era chiamato il “Muro dei paracadutisti” con sarcasmo macabro dagli aguzzini, dove i paracadutisti altri non erano che gli sventurati di turno che vi venivano precipitati e le pietre che avevano portato fin lassù, il loro ironico "paracadute".Le SS vi gettavano sovente i detenuti che avevano portato su una pietra, secondo loro, giudicata troppo piccola; questo per le SS era considerato sabotaggio e il "lavativo" soprannominato paracadutista, punibile con la morte. Vi gettavano anche i deportati che vedevano nello stadio finale di logoramento fisico.

La Testimonianza di Gerhard Kanthack

Dal marzo 1940 il Tenente Colonnello Zereis, comandante del campo di concentramento di Mauthausen, famoso per la caccia ai prigionieri, alla quale addestrava personalmente il figlio undicenne, viene affiancato dal nuovo vicecomandante,  Georg Bachmayer. Egli era un bavarese che instaurò un regime di terrore tra i detenuti. Aveva due mastini napoletani addestrati a sbranare i prigionieri al suo comando. Dei suoi metodi brutali ci è giunta testimonianza da Gerhard Kanthack, ex prigioniero del governo tedesco e politico a Mauthausen: 

“Bachmayer era chiaramente un sadico. La sua specialità era quella di avere due mastini napoletani da scagliare sui detenuti, che li avrebbero letteralmente sbranati vivi. Questa è stata conosciuta nel gergo del campo come 'morte per bacio del cane'.” Di questo tipo di morte, però, si ha solo la sua testimonianza.


“Un giorno durante l'appello serale, nella baracca 20, i conti non combaciavano e un detenuto mancava. Nel famigerato blocco 20, rinomato nel campo come il "blocco della morte", le sfortunate vittime, vi erano rinchiuse nel quadro delle misure speciali di sicurezza [...] e vi venivano lasciate letteralmente morire di fame. Fin quando un detenuto fuggito non veniva ritrovato, tutti gli altri detenuti del campo erano tenuti a rimanere in piedi nella zona dell'appello. Il detenuto mancante fu infine trovato in uno dei blocchi comuni dove si era nascosto nella speranza di evitare la morte per fame. Quando Bachmayer ricevette il rapporto che il detenuto era stato ritrovato, era in piedi per caso vicino al sottoscritto; cominciò a tremare per l'eccitazione gioiosa e disse fra sé ' questa pastaccia la uccido io ', come subito fece.”


Al termine della guerra, Bachmayer, dopo avere ucciso la moglie e i figli, si suicidò.