Perchè un blog su Mauthausen?

Durante il nostro viaggio d'istruzione nell'aprile 2014, abbiamo visitato il campo di concentramento austriaco.
L'esperienza ci ha così profondamente colpiti che abbiamo deciso di condividere con voi le nostre riflessioni e le nostre emozioni: per non dimenticare.


4L1 Liceo Scientifico Paolo Carcano, Como.

giovedì 5 giugno 2014

LA GIORNATA A MAUTHAUSEN


Già prima dell'inizio della guerra, i Nazisti imposero i lavori forzati agli Ebrei, intensificandolo dal 1942, sia a fini economici sia per sopperire alla penuria di manodopera. il lavoro consisteva nel marciare, trasportare pietre e fare ogni tipo di mansione spesso insensata e umiliante, effettuata senza le attrezzature, gli indumeni e il nutrimento che sarebbero stati necessari. 


La scala della morte


I Nazisti costituirono il campo di concentramento di Mauthausen nel 1938, nei pressi di una cava abbandonata. I prigionieri venivano obbligati a  trasportare questi massi salendo una scala di più di 180 gradini. I blocchi più piccoli pesavano tra i 13 e i 20 chili ognuno; quelli più grandi potevano anche superare i 35 chili. I prigionieri destinati ai lavori forzati nella cava del campo morivano generalmente molto presto a causa delle condizioni disumane in cui erano costretti a lavorare.






La giornata lavorativa


La sveglia era alle 5, un surrogato di caffè senza zucchero come prima colazione; alle 12 una zuppa di verdure essiccate e di rape cotte nell'acqua, la sera circa 30 grammi di pane con un cucchiaino di margarina o di ricotta o una sottile fettina di salame. In tutto circa 1000 calorie al giorno al posto delle 3000 necessarie.






Il Comando obbliga due appelli al giorno, in andata e ritorno dal lavoro. Perfettamente incolonnati in fila per cinque, devono rimanere in piedi all'aperto, 3 o 4 ore molti cadono in terra stremati.
Al ritorno bisogna riportare al campo altri compagni che sono morti e un'ultima volta vengono contati. Al rientro in baracca il Kapò segnala le mancanze avvenute nella giornata lavorativa. Sono annotati i numeri di coloro che si sono resi colpevoli di negligenze o atti considerati lesivi per il Reich; già andare alla latrina in orario di lavoro e senza permesso è una mancanza grave. Nei casi più benigni la cosa si risolve con un'abbondante bastonatura, uso di frusta o violenti pugni sul viso a cui il deportato, il regolamento lo impone, deve presentarsi in piedi e in silenzio a ricevere tutti i colpi e addirittura contarli, se cade o scappa si ricomincia daccapo. Ma vi sono casi in cui il kapò legge i numeri davanti a un secchio d'acqua o fa aprire il tombino della fogna: è una sentenza di morte inappellabile dove l'aguzzino affoga o fa affogare il detenuto nel secchio d'acqua o nella miserabile fogna; ad eseguire sono magari gli stessi compagni della vittima obbligati dalla prospettiva di una morte ancora peggiore. 




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