Perchè un blog su Mauthausen?

Durante il nostro viaggio d'istruzione nell'aprile 2014, abbiamo visitato il campo di concentramento austriaco.
L'esperienza ci ha così profondamente colpiti che abbiamo deciso di condividere con voi le nostre riflessioni e le nostre emozioni: per non dimenticare.


4L1 Liceo Scientifico Paolo Carcano, Como.

giovedì 5 giugno 2014

Arbeit Macht Frei

Arbeit macht frei”
Il lavoro a Mauthausen e metodi di sterminio.
 “La cava era là, con i suoi 186 gradini irregolari, sassosi e scivolosi. Gli attuali visitatori di Mauthausen non possono rendersi conto, poiché in seguito i gradini sono stati rifatti- veri scalini cementati, piatti e regolari- mentre allora erano semplicemente taglliati col piccone nell’argilla e nella roccia, tenuti da tondelli di legno, ineguali in altezza e larghezza.”
(da I 186 gradini, Christian Bernadac)



Già dalla Prima Guerra Mondiale, le strade viennesi erano pavimentate dal granito proveniente dalla cava Wiener-Graben di Mauthausen, la quale dal 1938 fino al 1945 ospitò uno dei più brutali campi di concentramento di tutto il Terzo Reich.
Mauthausen nasce come campo di lavoro ma ben presto si trasforma, per volere dello stesso Hitler, in un campo di sterminio.
Il lavoro a Mauthausen e nei suoi numerosi sottocampi consisteva, oltre quello della cava di granito, anche negli scavi di tunnel,  miniere, coltivazioni e assemblaggio di componenti nelle industrie belliche.
Ma quali sono i metodi di sterminio?
A Mauthausen la causa maggiore di morte fu proprio il lavoro, o meglio, le condizioni a cui tutti i  deportati erano sottoposti: turni infiniti, regime alimentare scarsissimo (1000 calorie contro le 3000 necessarie), condizioni igieniche inesistenti e l’obbligo di lavorare sotto ogni intemperie vestiti solo con stracci e zoccoli di legno di misura diversa. Ma fu la crudeltà delle SS che, sfruttando la fisionomia della cava, provocò decine di migliaia di morti; infatti i 186 scalini a cui si riferisce Bernadac descrivono il principale strumento di sterminio di Mauthausen: la Scala della Morte.
Il primo tratto di collegamento tra la cava e il lager era un'altissima scala in pietra di 186 gradini che, superando un dislivello di 50-55 metri si raccordava in cima alla cava con la lunga strada che portava al campo. Raggiunta la strada vi era, sulla destra di chi saliva, un vertiginoso abisso formato da una parete verticale di roccia, senza alcun parapetto di protezione; era chiamato il “Muro dei paracadutisti” con sarcasmo macabro dagli aguzzini, dove i paracadutisti altri non erano che gli sventurati di turno che vi venivano precipitati e le pietre che avevano portato fin lassù, il loro ironico "paracadute".Le SS vi gettavano sovente i detenuti che avevano portato su una pietra, secondo loro, giudicata troppo piccola; questo per le SS era considerato sabotaggio e il "lavativo" soprannominato paracadutista, punibile con la morte. Vi gettavano anche i deportati che vedevano nello stadio finale di logoramento fisico.

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