Arbeit macht frei”
Il lavoro a Mauthausen
e metodi di sterminio.
“La cava era là, con
i suoi 186 gradini irregolari, sassosi e scivolosi. Gli attuali visitatori di
Mauthausen non possono rendersi conto, poiché in seguito i gradini sono stati
rifatti- veri scalini cementati, piatti e regolari- mentre allora erano
semplicemente taglliati col piccone nell’argilla e nella roccia, tenuti da
tondelli di legno, ineguali in altezza e larghezza.”
(da I 186 gradini, Christian Bernadac)
Già dalla Prima Guerra Mondiale,
le strade viennesi erano pavimentate dal granito proveniente dalla cava
Wiener-Graben di Mauthausen, la quale dal 1938 fino al 1945 ospitò uno dei più
brutali campi di concentramento di tutto il Terzo Reich.
Mauthausen nasce come campo di
lavoro ma ben presto si trasforma, per volere dello stesso Hitler, in un campo
di sterminio.
Il lavoro a Mauthausen e nei suoi
numerosi sottocampi consisteva, oltre quello della cava di granito, anche negli
scavi di tunnel, miniere, coltivazioni e
assemblaggio di componenti nelle industrie belliche.
Ma quali sono i metodi di
sterminio?
A Mauthausen la causa maggiore di
morte fu proprio il lavoro, o meglio, le condizioni a cui tutti i deportati erano sottoposti: turni infiniti,
regime alimentare scarsissimo (1000 calorie contro le 3000 necessarie),
condizioni igieniche inesistenti e l’obbligo di lavorare sotto ogni intemperie
vestiti solo con stracci e zoccoli di legno di misura diversa. Ma fu la
crudeltà delle SS che, sfruttando la fisionomia della cava, provocò decine di
migliaia di morti; infatti i 186 scalini a cui si riferisce Bernadac descrivono
il principale strumento di sterminio di Mauthausen: la Scala della Morte.
Il primo tratto di collegamento tra la cava e il
lager era un'altissima scala in pietra di 186 gradini che, superando un
dislivello di 50-
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